Marrakech la città dalle mille meraviglie

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Piazza Jamaa el Fna, patrimonio dell’Unesco, le vie della Medina con il suo brulicare di vita, i mercati di spezie e l’arte del protrarre le contrattazioni sorseggiando the alla menta, i giardini segreti con le fontane che gorgogliano tra i petali di rosa, la visita ai palazzi imperiali e alle moschee, i Giardini Majorelle: la “to do list” per chi è in partenza per Marrakech è davvero lunga. Ma la città marocchina è anche destinazione di culto per l’arte contemporanea e il design: ecco una selezione di mostre in apertura in questi giorni e qualche suggerimento per trasformare la vacanza culturale in un’esperienza imperdibile.

Inaugura il 29 settembre allo splendido Muséè Yves Saint Laurent la mostra “Les Marocains” (aperta al pubblico fino al 5 febbraio 2019), frutto del lavoro contemporaneamente documentario e artistico della fotografa franco-marocchina Leila Alanoui prematuramente scomparsa nel 2016 a causa di un attentato in Burkina Faso. Per la sua opera “Les Marocains”, la fotografa per cui aveva viaggiato con uno studio fotografico mobile nella parte rurale del paese per raccontare i volti e i protagonisti della quotidianità marocchina. I ritratti esposti, alti un metro e mezzo, di uomini e donne di diverse etnie costituiscono un archivio visivo dell’universo estetico del Marocco. Il museo stesso, che oltre alle mostre temporanee ospita la collezione di abiti e accessori disegnati dallo stilista che aveva scelto Marrakech come seconda casa, è una destinazione imperdibile in città: disegnato dallo Studio KO, che ha firmato anche la sede parigina del museo, è un vero e proprio gioiello.

Firmato dall’architetto francese Jean-Francoias Bodin, noto per il Musée Picasso, il Musée d’Art Contemporain Africain Al Maaden (MACAAL) è un museo d’arte contemporanea indipendente e dedicato alla promozione dell’arte africana attraverso mostre, programmi di formazione, eventi speciali. Dopo la straordinaria “Africa is No Island” dedicata alle molteplici culture del continente africano, ha inaugurato il 27 settembre “Esoteric Writings” che coinvolge 27 artisti tra Marocco, Nigeria, Benin, Costa d’Avorio, Madagascar, Ghana, Mali, Sudan.

La Fondazione Montresso  è il terzo must-have di un viaggio culturale a Marrakech: nata nel 1981 per volere del fondatore Jean-Louis Haguenauer, questa realtà promotrice delle arti si è insediata in Marocco nel 2009 e ospita continuativamente artisti provenienti da ogni parte del mondo, molti dei quali tornano periodicamente a continuare progetti pluriennali e a collaborare con altri artisti presenti. Per visitare la fondazione, a pochi km da Marrakech, è necessario prenotare: dal 15 ottobre sarà visibile “Architectures Inachevées” (Unfinished architectures), ultimo lavoro di Roxane Daumas, una delle artiste più presenti alle residenze delal fondazione. Il 5 novembre, invece, saranno svelati i volti “catturati” in Siberia dall’artista tedesco Hendrik Beikirch.

Per continuare a rimanere immersi in un’atmosfera da art-addicted anche dopo il tramonto, l’indirizzo da non perdere è il Grand Café de la Poste. Si tratta di uno dei posti storici a Marrakech: costruito negli anni Venti, sotto il protettorato francese, come stazione di posta, ha ospitato anche il generale Louis Hubert Gonzalve Lyautey e Jacques Majorelle. Dopo essere stato chiuso per diversi anni, l’ex stazione di posta divenuta caffé è “risorta” nel 2005 grazie alla passione e all’impegno di Helena Paraboschi e Pierre Pirajean, una coppia di francesi che ha chiesto agli architetti e decoratori Olivier Marty e Karl Fournier dello Studio KO di riportarlo all’antico splendore. Lo Studio KO è lo stesso che ha curato il Muséè Yves Saint Laurent: pare che proprio in questo Caffè, amatissimo da Yves per l’atmosfera sofisticata, Pierre Bergé abbia deciso di affidare la firma del museo allo studio di architettura.

Se al Grand Cafè de la Poste si servono piatti francesi e marocchini, è il Bô Zin il ristorante da scegliere per un menu thailandese e per incontrare i membri della classe culturale locale, che varca le porte di questo giardino lussureggiante per cenare a bordo piscina, in attesa che si alzi la musica e si spostino tutti i mobili per dare vita al movimentato dj-set. Gli arredi sono un mix di versatili e leggeri pezzi in rattan ed elementi di design contemporaneo, accesi da giochi di luce; l menu invita a un viaggio verso Oriente.

Infine, per ritemprare il fisico e lo spirito, il suggerimento è l’hotel Selman Marrakech: entrare nell’hotel 5 stelle disegnato da Jacques Garcia con i migliori artigiani locali – ogni singolo mattone del palazzo è letteralmente man-made – è aprire una parentesi di pace e benessere, entrare in uno stato di grazia: dal the alla menta di benvenuto al guardare la piscina al mattino presto con lo sfondo sonoro del canto degli uccellini sulle palme, dai percorsi benessere nella spa Espace Vitalité Chenot alle esperienze gastronomiche osservando gli spettacoli equestri. I cavalli sono protagonisti, non solo dell’ispirazione per il nome della struttura – Selman è una preziosa razza di cavalli arabi – ma anche nelle fotografie nei corridoi che si aprono sui cortili con fontane zampillanti; basta entrare nel maneggio, parte integrante dell’hotel, per rendersi conto della sacralità dell’ispirazione equestre.

 

Fonte: Vogue.it

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