Energie rinnovabili: oasi verdi nel Sahara

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L’istallazione di impianti di energie rinnovabili può trasformare il deserto del Sahara in un’oasi più verde, ridurre le emissioni di gas serra e produrre quattro volte l’energia consumata ogni giorno nel mondo.
È questa la risposta ai cambiamenti climatici che arriva da un gruppo di scienziati di prestigiosi istituti degli Stati Uniti, Cina e Italia, la cui ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista statunitense ‘Science’. I ricercatori hanno riscontrato che l’azione combinata di pale eoliche e pannelli solari consentirebbe di modificare le temperature, raddoppiare le precipitazioni nella regione quindi incrementare la vegetazione, produrre acqua e cibo. Le loro conclusioni sono il frutto di un esperimento realizzato su piccola scala, che ha dato risultati molto promettenti.

Una soluzione, precisano i ricercatori, che andrebbe poi applicata su vasta scala, con impianti eolici e solari disseminati su 9 milioni di chilometri quadrati del Sahara. Hanno scelto il deserto nord africano proprio perché poco densamente popolato, esposto a quantità significative di sole e vento e per giunta molto vicino ai mercati europei e mediorientali, grandi consumatori di energia. Tuttavia non escludono che possa funzionare in altre aree desertiche. “Queste centrali solari ed eoliche hanno come effetto primario la riduzione delle emissioni di gas serra antropogenico e di conseguenza l’attenuazione dei cambiamenti climatici. Speriamo che alla luce di questa nostra scoperta si riescano a cambiare le fonti di energia che utilizziamo: significherebbe più acqua, cibo e vita sul nostro pianeta” sottolinea il gruppo di ricercatori.

Secondo lo studio, nella regione semi-arida del Sahel, nel Sahara meridionale, dove sono stati istallati impianti solari ed eolici, le precipitazioni sono aumentate di 1,12 millimetri al giorno. “La diffusione di tali centrali di energia consentirebbe di aumentare del 50% la quantità di piogge e del 20% la superficie di vegetazione”, spiega Yan Li, dell’Università dell’Illinois, principale autore della ricerca, assicurando che il funzionamento degli impianti non genererà un calore pericoloso per l’ecosistema. Del gruppo di ricercatori fa parte anche Fred Kucharski, del Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam di Trieste.

Concretamente, mischiando aria più calda dall’alto le turbine eoliche aumentano la ruvidezza dei suoli e il passaggio del vento in zone a bassa pressione, producendo aria più fredda che genera un ciclo continuo di condensazione, precipitazione quindi crescita della vegetazione. I pannelli solari invece riducono il riflesso della luce solare sulla superficie – noto come effetto albedo – generando un effetto positivo su temperature, aria quindi piogge e vegetazione.

“Nel Sahara, Sahel e il Medio Oriente si trovano alcune delle regioni più secche del mondo mentre la crescita demografica e la povertà aumentano in modo significativo. Questo studio ha implicazioni importanti perché unisce le sfide della sostenibilità ambientale e della produzione di energia, acqua e cibo, cruciale in questa area. I benefici possono essere enormi sia sull’ecosistema che nella vita quotidiana”, concludono gli autori della ricerca, auspicando decisioni politiche significative e massicci investimenti sulle energie rinnovabili.

 

Fonte: Agi.it

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