L’Italia deve essere presente in Ciad

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“L’Italia deve essere presente in Ciad” sia perchè “siamo ormai il terzo investitore in Africa” sia perchè il Ciad è un paese strategico nella regione del Sahel, caratterizzata “da sfide e problematiche molto gravi a livello di sicurezza, di cambiamenti climatici, di emergenze umanitarie e di flussi migratori, tutti aspetti che costituiscono una priorità per l’Europa e per l’Italia”. E’ quanto ha detto ad askanews l’inviato speciale italiano per il Ciad, Mauro Lorenzini, a margine della Country presentation che si è tenuta ieri nella sede della Confindustria. Lorenzini ha sottolineato come il suo incarico “si inserisca in un contesto di rafforzamento della nostra presenza diplomatica nel Sahel”, ricordando la recente apertura dell’ambasciata in Niger e quella imminente in Burkina Faso. “Mi reco in Ciad ogni mese, rimango una decina di giorni per curare il rafforzamento dei rapporti politico-diplomatici, ma anche economici, come dimostra l’evento organizzato oggi in Confindustria”, ha precisato.

Un evento che ha rappresentato una “prima volta per il Ciad in Confindustria”, ha sottolineato il presidente di Confindustria Assafrica&Mediterraneo, Giovanni Ottati, secondo cui il Paese africano offre “enormi opportunità” agli imprenditori italiani, dal momento che le autorità locali hanno avviato un processo di diversificazione economica, per ridurre la propria dipendenza del petrolio. Proprio tale dipendenza ha innescato la crisi economica in atto nel Paese dal 2014, a seguito del crollo del prezzo del greggio, con “tassi di crescita con il segno meno nel 2016 e 2017”, ha riconosciuto Adoumtogue Rubain, direttore della Pianificazione del ministero dell’Economia di N’Djamena “Oggi il 47,6% della popolazione vive con meno di due dollari al mese”, ha aggiunto Rubain, e “il tasso di disoccupazione è al 22% tra la popolazione di età 15-30 anni”.

Una situazione che rischia di aggravarsi a fronte di “un tasso di crescita demografica tra i più elevati del continente, per cui ogni donna ha 6,4 bambini”, e che il governo ha deciso di fronteggiare mettendo a punto un progetto ribattezzato “Vision 2030, il Ciad che vogliamo”, composto da tre piani nazionali di sviluppo (2017-2021, 2022-2026, 2027-2030).
E il Ciad vorrebbe che tale sviluppo venisse sostenuto da imprese europee, piuttosto che cinesi o indiane, ha puntualizzato il Direttore dei servizi per gli esportatori dell’Agenzia nazionale per gli investimenti e le esportazioni (Anie), Beguy Djimhonoum, perchè “siete più vicini alla nostra realtà rispetto alle grandi multinazionali” e perchè vorremmo “tecnologia di qualità”.

“Obiettivo strategico per l’Italia è lo sviluppo di queste economie, molto rudimentali, che hanno tessuti economici embrionali e quindi ci sono grandi opportunità per il settore privato”, ha rimarcato Lorenzini, ricordando come per l’Italia esista “un nesso tra sicurezza e sviluppo, per cui la sicurezza non è sostenibile senza sviluppo”.
“Oggi siamo presenti in Ciad con delle ong – Intersos e Coopi – che gestiscono progetti di cooperazione, finanziati anche dall’Unione europea, e siamo presenti con operatori economici che sono attivi soprattutto nell’ambito delle costruzioni e delle infrastrutture – ha precisato l’inviato – ma l’aiuto pubblico allo sviluppo deve essere affiancato dall’azione del settore privato, che è cruciale, importantissima per aiutare lo sviluppo di questi tessuti economici”. E “i settori su cui puntare sono quello minerario, ma anche l’agroalimentare, dal momento che il Ciad vanta il più alto numero di capi di bestiame della regione del Sahel e ci sono terre non utilizzate. Poi quello energetico, perchè il Paese ha bisogno di energia”.

In Ciad “stiamo investendo in termini diplomatici, e abbiamo investito in aiuti umanitari, soprattutto nel Lago Ciad, e in termini di sicurezza, sostenendo gli sforzi della regione per contrastare i gruppi terroristici e i traffici illegali. Ora serve un investimento in termini di sviluppo economico”, ha concluso Lorenzini, anche perchè “penso ci sia complementarietà tra i due Paese, con l’Italia paese manifatturiero, trasformatore, senza risorse proprie e il Ciad Paese ricco di risorse, non solo naturali, ma anche umane”.

 

Fonte: Askanews

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